mercoledì 20 maggio 2015

ULTIMI GIORNI DEL TORINO FRINGE FESTIVAL recensione di Daniele Giordano

Per sapere cosa offriva la serata sugli spettacoli del Torino Fringe Festival… ci siamo “parcheggiati” al Garage Vian ed eccone i risultati.
NIÑA
Gatto Vaccino Teatro, compagnia torinese presenta Nina di Roberta Maraini ed Enrico Seimandi. La stesura scenica, ideata per il progetto D. N. A. (Drammaturgie Non Allineate) su l’infanzia e adolescenza, finalista a Premio Scenario 2012, narra il percorso evolutivo degli adolescenti… costantemente in fase di crescita, non solo costituzionale, con le esplosioni ormonali, restano ancora ancorati nel loro mondo onirico, con le loro fantasie infantili, spesso dimenticate dagli adulti, durante il loro passaggio adolescenziale. Ricordare per l’adulto, è come tornare indietro nel tempo remoto… ad alcuni forse non piace. L’attrice è disinvolta e padrona dello spazio che la circonda, anche quando interagisce col pubblico, accostandosi a esso dolcemente, usando un semplice cenno di penna, per invitare lo spettatore a scrivere una frase “sul magnifico abito” sarebbe meglio dire… la sua < possente armatura da Samurai > composta di fogli di carta bianca… fragile, come sono gli adolescenti nella loro purezza. La Maraini nella sua splendida esecuzione teatrale percorre queste metafore con movimenti armoniosi unendoli a effetti sonori e luminescenti scelti con perizia da Seimandi, accentuando ancor più l’evolversi del dramma, cioè lo staccarsi da quelle immaginazioni fantasiose giovanili… che zavorrano e contrastano ancora la separazione, sino a gustare l’invasione di brivido che invade, si diffonde su tutto il corpo… assaporando il primo bacio ricevuto! Lo spettacolo sebbene fosse prodotto per bambini in età dello sviluppo, si coniuga benissimo anche per gli adulti… forse come messaggio sublimale a difesa delle fasi adolescenziali che l’individuo attraversa. La serata continua…
CLOWNLOVESHOW
Immaginatevi un palco vuoto tranne che per due sedie ai lati, al centro del soffitto… penzola un cappio… Incominciamo bene anzi, male. Come se questo non bastasse, alle spalle degli spettatori, tanto per capirci dal fondo della sala, si sente un lamento, forse più simile a un piagnucolio, un miscuglio tra gemito e pianto. E’ quello di Antonio Willy Villetta (Crab – Torino), fa il suo ingresso in scena piangendo! Il pubblico intuisce (diciamo vede) il perché di questo singhiozzare: ha il cuore spezzato (in modo ben visibile). Lentamente, prende possesso del palco con il suo continuo piagnisteo chiede aiuto a un’anima gentile che lo aiuti a salire sulla sedia. Dal gesto è intuibile il seguito della scena. Nell’infilare il cappio saluta i suoi amatissimi, ultimo singhiozzo, balzo dalla sedia e… tutto finito!  Così inizia Clowloveshow. Uno spettacolo amorevolmente clownesco, simpaticamente cerca unire (presi tra il pubblico) due sconosciuti, invitandoli sul palco a interagire tra loro, iniziando con un gesto premuroso… diventando complice di suggerimenti fornendo loro qualche consiglio per fare crescere ciò che l’artista Villella… ha perso: l’Amore! Per amor loro… funge da “cupido” senza frecce… ma con regali. Uno spettacolo che tocca veramente il cuore dei presenti. L’amore per il clownesco, unisce grandi e piccini, ma il clou dello spettacolo, avviene quando l’artista entra in scena con una torta… ho addirittura col secchiello pieno d’acqua… E’ il caso di dire: il cielo aiuti, i presenti. A Willy tutto questo riesce in modo naturale e, cosa non riesce a combinare tra le risate e sgomento che impregna il pubblico. Durante lo spettacolo c’è da aspettarsi veramente di tutto… anzi di più, ma l’esperienza gioca un ruolo assai importante e Villetta conosce bene il risultato! Le sue mimiche facciali, la gestualità, i suoi gemiti gutturali impreziosiscono la rappresentazione, in alcuni casi anche senza gag, la sua espressività è la carica di questo piacevolissimo intrattenimento vede l’artista dal suo passaggio circense al sentimento amoroso, senza parlare di come riesce a interagire con grandi e piccini durante la “battaglia” senza svelare quale, sino compimento finale... toccante, apprezzato da tutti. Questo spettacolo non è da commentare, bensì da vedere! Penavate fosse finita la serata?

ANGELO DELLA GRAVITA’ (un’eresia)
S’intitola Angelo della gravità (un’eresia), autore Massimo Sgorbiani, tratta marginalmente l’opulenza sugli obesi senza entrare nel merito, poiché forse è solo un pretesto per mettere in luce un caso apparso su un giornale americano. Qui entra in gioco Michele Schiano di Cola proveniente da Napoli per deliziarci con una commedia da forti tinte. Come accennavamo la notizia riguardava un detenuto “ospite” nel braccio della morte con l’accusa di omicidio. Malgrado questo, Lo Stato che lo accusava, non poteva eseguire la sentenza emessa a causa della sua smisurata obesità, giacché l’enorme peso avrebbe spezzato non la vita del detenuto… bensì il cappio! Se pur le due opposizioni fossero contrastanti, la giustizia doveva in qualche modo procedere il suo corso… quindi con “l’aiuto del detenuto” lo misero a dieta! Il racconto è un paradosso e, va da sé, mentre il lavoro svolto da Michele sul palco va ben oltre la nostra immaginazione, egli scandisce i momenti precedenti alla sua cattura, iniziando dall’adolescenza sino al dopo la sua reclusione. Comparando le vicende che hanno portato a questo, sono alla base un delitto e sue relative conseguenze. Il detenuto, in attesa di espiare la propria colpa digiunava, faceva jogging per bruciare le kilocalorie. Intelligentemente, sapendo che il suo ultimo pasto non potesse essere negato, sarà lo scopo immaginare quale potrà essere la sua richiesta… un’enorme torta con abbondante crema! L’obeso approda alla visione celeste degli “angeli della gravità” che grazie alle loro ali vincono il peso della materia e si elevano verso l'Onnipotente. Nella certezza di entrare a far parte della schiera di questi angeli, il condannato affronta con serenità la sua morte imminente e si consegna a una paradossale ma autentica santità. A parte questo, dovremmo soffermarci sulla carica emotiva che l’attore Michele Schiano trasporta nel suo monologo, coinvolgendo lo spettatore a restare incollato alla sedia senza annoiarsi, attenti a seguire l’evolversi dei passaggi e del suo impreziosito dialogo sino alla fine. In quest’andirivieni altalena della vita, recitata in maniera esaustiva da Michele Sciano di Cola, fa notare l’infanzia del personaggio alquanto spoglia, miseramente logora, facendo notare senza falsi pudori la recitazione dell’interprete, eseguita in modo soddisfacente, raccontando i transiti non dell’obesa figura ma dell’infantile intrappolato in un corpo cresciuto a dismisura… meritevole interpretazione! Siamo giunti alla fine della serata.
SHYLOCK
Edimburgo nel suo festival, ha acclamato Shylock, lo spettacolo portato in scena e proposto da Mauro Parrinello per scelta di Francesca Montanino (provenienti da Genova/Roma) e amante della commedia Il Mercante di Venezia. Prende spunto dal personaggio uscito dalla penna di William Shakespeare, con un’insolita ipotetica verità e visione esilarante di tale opera teatrale. Il pubblico abituato a rappresentazioni di genere, non troverà una scenografia adeguata all’opera… giacché, vedranno semplicemente un muro… di scatole che l’artista aprendole di tanto in tanto, tra mimica e gag, inserisce il suo contenuto nel racconto. Simpaticamente inizia con il dileggiare supponendo che l’opera teatrale è un doppione di un’altra ben più nota commedia, quella di una novella trecentesca di sir Giovanni Fiorentino, detto Il Giannetto, prima novella della giornata quarta della raccolta di cinquanta conosciuta come  che Shakespeare ebbe modo di conoscere nella traduzione di William Painter. Chi non conosce l’opera teatrale del drammaturgo, difficilmente riuscirà a catturare le sfumature che compongono il lavoro di Gareth Armstrong autore della commedia, ma anche senza essere informato apprezzerà l’artista Parrinello nella sua effervescente esecuzione. E’ stato interpretato in modi che riflette come gli ebrei erano comunemente visti ai tempi di Shakespeare. Nel racconto, sono conservati, i personaggi Bassanio, Shylock e Porzia, oltre che la vicenda della penale di una libbra di carne. Potremmo paragonarla una dark comedy. Del resto, Shylock ha sempre diviso l’opinione pubblica: è un cattivo oppure la vittima del dramma, se non addirittura un personaggio ancor più intrigante? Parrebbe dire… questo è il vero problema… In breve, la trama portata in scena racconta di un giovane gentiluomo veneziano, che vorrebbe la mano di Porzia, ricca ereditiera di Belmonte. Per corteggiare degnamente Porzia, fa richiesta al suo carissimo amico Antonio di 3.000 ducati in prestito. Antonio, pur amando Bassanio, non può prestargli il denaro, poiché ha interamente investito nei traffici marittimi. Tuttavia garantirà per lui presso Shylock, ricco usuraio ebreo, disprezzato dai cristiani e a sua volta li disprezza. Soprattutto non sopporta Antonio, il mercante di Venezia, che presta denaro gratuitamente, facendo abbassare il tasso d'interesse nella città, e che lo umilia pubblicamente con pesanti insulti. Shylock accorda il prestito a una condizione in caso di mancato pagamento, vuole una libbra della carne di Antonio. La sfortuna si accanisce su Shylock: sua figlia Jessica fugge da casa sposando un cristiano di nome Lorenzo, fuggendo ha portato con se  2.000 ducati e soprattutto lo scrigno contenente l’anello donato a Shylock dalla defunta moglie. L'unica consolazione di Shylock deriva dalla sfortuna di Antonio, non potrà saldare il debito. Mauro Parrinello dimostra la sua brillantezza d'interpretazione, con una tra le più belle creazioni di Shakespeare portando anche in piccoli spazi la magia del teatro!

Torino (Italia), sabato 16 maggio 2015





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