martedì 6 settembre 2016

SHO DO, CALLIGRAFIA GIAPPONESE di Daniele Giordano

Fin dagli albori è sempre stato così, magari si riusciva a comunicare “gutturalmente” emettendo emissioni vocali incomprensibili, di certo si faceva con gesti o segni! Nel corso del tempo, si è sviluppata la calligrafia e, quindi oltre la parola "tutto" è stato più comprensibile, in alcuni casi diventando arte decorativa, contrapposta alla tecnica topografica. Per capire meglio il significato, dovremmo immergerci profondamente, ripercorrendo una tradizione che ha rappresentato persone per centinaia d’anni. E’ della calligrafia giapponese che stiamo parlando, forma espressiva chiamata Sho Do, letteralmente la via (Do, o crescita interiore) della scrittura (Sho), è una delle antiche e importanti forme d’arte di tutto l’Oriente. Secondo lo spirito zen, aiuta le persone a essere in sintonia (Ki, energia spirituale Yang) con la parte più profonda del proprio essere, racchiuso tra incanto della gestualità, impreziosito dalla bravura dell’esecutore. Da questa spiegazione, sperando di essere riusciti a portarvi sulla stessa lunghezza d'onda, rendiamo comprensibile cosa centra tutto questo. E’ solamente per farvi entrare nel una mostra dedicata all’Arte Calligrafica presentata al MAO (Museo d’Arte Orientale Torino - dal 3 all'11 settembre) da parte di Monica Dengo (artista) e del maestro giapponese Norio Nagayama, esposizione curata da Patricia Parpaiola, direttrice di Turin Educational Consortium, nell’ambito degli eventi per il 150esimo anniversario dei rapporti tra Italia e Giappone. Entrando nella Sala Mazzonis, non possiamo fare a meno di notare un legame tra le opere esposte e un dialogo in onore di Saffo, accostamento, intenzionalmente voluto dall’artista Monica Dengo, così come la scelta delle poesie o frasi accanto ai quadri che rendono e impreziosiscono le opere esposte. Pensate, oggi ci scandalizziamo nel parlarne… ieri invece…era cosa normalissima! Saffo, di Ereso, città dell'isola di Lesbo nell'Egeo, nell'ambito dell'eros omosessuale dell'epoca, diverso da quello successivo, dettato da un preciso contesto culturale, la poetessa Saffo, scrisse liriche alludendo a rapporti di tipo omosessuale, curò l'educazione di gruppi di giovani ragazze, incentrata sui valori che la società aristocratica richiedeva a una donna: l'amore, la delicatezza, la grazia, la capacità di sedurre, il canto, l'eleganza raffinata dell'atteggiamento. Tale pratica non era né incredibile né immorale, in un ambito storico e sociale in cui vigeva una stretta separazione dei sessi e, la visione della donna, quasi unicamente come fattrice di figli e signora del governo domestico, per gli antichi Greci l'erotismo si teneva strettamente lontano dalla pedofilia, tutelando i bambini d'ambo i sessi che non avessero compiuto una certa età. Una mostra troppo lunga da descrivere, essa va ricercata tra le pieghe della sua immensa entità, di certo apprezzabile non solo da ciò che si vede esposto… bensì da cosa esprime!
Torino (Italia), martedì 6 settembre 2016

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                       FRAMMENTO DI IDEOGRAMMA DEL DEPLIANT DELLA MOSTRA

SEGNO E SPAZIO. OCCIDENTE E ORIENTE IN DIALOGO

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