martedì 10 marzo 2015

SABATO, DOMENICA e LUNEDI, ovvero: Tutta Colpa del Ragù Napoletano… recensione di Daniele Giordano

Può un ragù fatto da mani esperte creare un guazzabuglio in famiglia? Oppure, può agli spettatori in sala assaporare… con uno dei cinque sensi… sentendo dagli orifizi nasali un sublime e magari delizioso ragù napoletano? In molti si chiederanno dopo, aver per un solo istante avuto il piacere di essersi avvolti da tale squisitezza, invadendo a pieno sino in fondo alla sala teatrale! Se uno per caso vi domandasse: cosa pensate del tarlo? Sicuramente rispondereste senza pensarci che sia un animale vorace! Non penserete mai definirlo un “chiodo fisso” comunemente sinonimo della parola: gelosia! Parola assillante… quella del tarlo, piccolo e dannoso animaletto sia nell’armadio e quindi sui capi d’abbigliamento o come tarlo che ti penetra nel cervello senza lasciare spazio alla razionalità, facendoti vedere cose immaginarie riempiendo la tua mente di tormenti legati alla gelosia! I lettori forse non comprenderanno di cosa stiamo parlando, tra questi, alcuni invece sì! Quelli che hanno assistito alla pièce teatrale scritta dal drammaturgo Eduardo De Filippo più di cinquant’anni or sono in cui si evidenziano le tre generazioni: nonni, figli e nipoti e nei tre atti per l’appunto, consumati in tre giorni da cui il titolo Sabato, Domenica e Lunedì. Non soltanto, richiama e concede l’ammonimento a tutte le persone che ruotano intorno ad essi, ma è la risposta a tutte e altre. A ragion di memoria, questa commedia forse mai rappresentata almeno nell’ultimo decennio da nessuna compagnia residente a Torino, sarà per le difficoltà o altro mistero a noi sconosciuto sta di fatto che solamente I Melannurca ha voluto chiudere il cerchio delle loro rappresentazioni presentandola al Teatro Cardinal Massaia in prima assoluta, seguito da un successo come sempre prevedibile nei due giorni di programmazione. E’ Sabato, mamma Rosa (Ester Calvano) Priore, è in cucina, sta preparando il solito ragù per il giorno successivo, come sempre si raccoglierà intorno al tavolo l’intera famiglia come tradizione vuole. Nel trascorrere le ore, Peppino (Antonio Giuliano, curatore della regia e la trasposizione della sceneggiatura) suo marito, si sente da qualche tempo trascurato… ora comprenderete la descrizione iniziale (dovete sapere che il ragù è stato fatto realmente, oltre la sintesi del tarlo). E’ Domenica, tutto è pronto, il ragù ha terminato la sua cottura, la famiglia si ricompone intorno al tavolo per il pranzo domenicale, aggiungendo due posti per i coniugi Elena (Annamaria Melchionna ed Enzo Massari) e Luigi Iannello, loro vicini di casa, in pratica di famiglia. Durante i preparativi il clima incomincia a surriscaldarsi, per piccole premure che il ragionier Luigi ha nei confronti di donna Rosa, è lui la causa dell'improvvisa scena di Peppino, sconvolgendo e mandando all'aria il prelibato pranzo cucinato con amore. La moglie, sconvolta è colta da un lieve malore, causata dalla scenata di gelosia e le incomprensioni che si sono accumulate minando il solido rapporto della coppia. La commedia come dicevamo accresce nei tre giorni, quello centrale è il clou della narrazione. Incomincia a prendere forma, in un crescendo reale, distribuito con un pathos che t’inchioda alla poltrona, come in questo passaggio del secondo atto, trasportandoti dentro il paradigma del drammaturgo De Filippo sino a essere uno dei personaggi che sono sempre molteplici, iniziando da Virginia (Maria Castaldo), Rocco e Antonio (Pietro e Massimiliano Trippodo), Federico (Giuseppe Palatrasio), la figlia Giulianella Priore, interpretata da Maria Amalfitano in lite col fidanzato, o Salvatore Vastola nei panni di Raffaele. Come si fa a non applaudire in scena della simpatica caratterista Anna Donadoni nelle vesti di Amelia sempre pronta a fare la puntura a suo figlio in aggiunta delle sue cure inutili, vogliamo parlare dell’inopportuno sarto Catiello (Onofrio Papaccio), oppure di Attilio (Massimiliano Esposito) o Michele (Giovanni Marigliano), Maria Carolina è Elisa Oliva, Roberto invece è Gaetano D’Afiero e poi ancora il Dottor Cefercola lo impersona Giovanni Papaccio, mentre in Assunta troviamo Filomena Veniero. E’ giusto menzionare anche le persone che col loro lavoro hanno reso possibile questa piacevole rappresentazione pur stando nel retroscena, iniziando dalle scenografie sono di Mauro Vizzano, tecnico Audio/luci Giuseppe Spadaro, trucco & costumi Eleonora Rotella e Francesca Ianora, la grafica è di Francesca Bertolino ufficio stampa è curato da Nicoletta Fabrizio. Così dopo questa carrellata di personaggi e interpreti, siamo giunti all’ultimo giorno il Lunedì, la famiglia Priore con animo tranquillo riflette su quanto è accaduto il giorno prima e capisce che in fondo il motivo che ha fatto nascere il litigio della coppia è l'amore che ancora li unisce. Marito e moglie alla fine dicono quello che finora hanno tenuto nascosto nei loro animi e dal chiarimento rinasce il ricordo del loro amore che ancora li terrà uniti, non certo il matrimonio e nemmeno i figli! Nei primi due giorni troviamo un’anticipazione sul tema del divorzio in Italia, ricordiamo che Eduardo ha scritto questa drammaticità nel 1959, egli ha voluto porre l’accento sui finti sorrisi di facciata insistendo su un ammonimento per chi non va d’accordo in famiglia, deve solamente chiarire quei dubbi “chiamati tarli” dissipando così gli eventuali tormenti. Non è una commedia da descrivere, essa è da vedere, da assaporare come il ragù napoletano…
Torino (Italia), martedì 10 marzo 2015




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